[CPProt.net] "Organized crime is often behind the trafficking of illicit artifacts...and it is a font for international terrorist funding"

Charles V. Sabba studio753bc at comcast.net
Sat Nov 19 16:44:18 CET 2005


AmericaOggi
12/11/2005
Il Getty Museum restituisce all'Italia i pezzi "saccheggiati"

Roma. Eccolo, lo splendido vaso di Asteas a figure rosse. Restituito dal Getty Museum con un'epigarfe di Selinunte e un candelabro etrusco, fa bella mostra di se' in una sala della caserma romana dei Carabinieri per la tutela dei Beni Culturali. Il ministro Buttiglione lo rimira soddisfatto e per un attimo torna professore: "Vedete quella figura?- dice- E' una delle prime raffigurazioni del mito di Europa". Una restituzione importante, insomma. Dimostra che molti all'estero hanno capito che "L'Italia non e' piu' terra di saccheggio, che non siamo piu' disposti ad accettarlo", sottolinea. Il lavoro da fare pero' rimane molto. Dal Getty nelle prossime settimane sono attesi anche due dipinti del pittore neoclassico Andrea Appiani oltre ad una testa colossale dell'imperatore Traiano.
Ma i tesori trafugati che ora fanno parte di collezioni all'estero o sono esposti nei musei americani e non solo, rimangono tantissimi. Lo stesso Getty, al centro delle polemiche per la vicenda della sua ex direttrice Marion True- che a giorni verra' processata a Roma proprio perche' accusata di aver acquistato preziosi di provenienza illecita- tiene ancora nelle sue sale e nei suoi depositi, decine di tesori nostrani. 
Compresi i piu' importanti, la Venere di Moresina e la statua di Lisippo, sulla cui restituzione il ministro si limita ad un accenno: "fra qualche settimana spero di potervi dare notizie precise", dice. Per ora niente di piu', anche se e' chiaro che le trattative sono in corso. I tecnici del ministero sono ancora a Los Angeles insieme con uomini della Procura, "speriamo tornino con la valigia gonfia", dice Buttiglione. Che sottolinea: l'operazione che ha consentito il rientro in Italia di questi primi tesori," e' frutto di una grande sinergia". I carabinieri dei Beni culturali hanno lavorato insieme con i tecnici del ministero, la procura della repubblica, l'avvocatura dello stato, il ministero degli esteri. Poi c'e' stata la collaborazione degli americani, le forze dell'ordine, ma anche il museo. Tanto che il comandante dei carabinieri Tpc Zottin e il gip per le indagini preliminari Giorgio Ferri sottolineano: "il processo e' alle persone non alle istituzioni".
Con il Getty c'e' collaborazione, insomma. Al punto che Ferri si augura che il museo di Malibu' si costituisca parte civile nel processo romano. L'atteggiamento insomma sta cambiando, fa notare Buttiglione. La convenzione firmata con gli Usa "ha dato i suoi frutti", assicura, ci sono molti procedimenti in corso. E sono stati avviati contatti con diversi musei, con il Metropolitan Museum, innanzitutto, i cui tecnici, rivela il ministro, sono stati anche invitati a Roma. E anche con altri, seppure solo allo stadio iniziale.
"Ci sono i contatti e c'e' la nostra disponibilita", ribadisce il ministro. Si cerchera' di far tornare a casa i tesori, dunque. Ma soprattutto si punta a stabilirne la proprieta' italiana e a pretenderne il riconoscimento da parte dei paesi che li espongono nei loro musei.
"Possiamo pensare anche di estendere il limite del prestito prolungato", dice il ministro, "portarlo perche' no a 8, 10, 12 anni". A una condizione: "quello che e' di proprieta' del popolo italiano deve tornare ad essere di proprieta del popolo italiano". L'opinione pubblica, anche quella statunitense, deve essere informata: "la gente deve sapere che dietro i traffici illecti di beni culturali c'e' spesso la criminalita' organizzata", dice Buttiglione. E anche di piu': perche' "il traffico di beni culturali- denuncia il ministro che ricorda anche l'esperienza italiana in Afganistan ed Iraq- e' una delle fonti di finanziamento del terrorismo internazionale".
 
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